<Santa Marinella: Coma Irreversibile>

Ho fatto una ricerchina per scoprire le origini della storia di Santa Marinella, la città in cui abito e in cui, però, non sono nata. Volevo sapere qualcosa di più “recente” e di diverso rispetto alla solita storia di Pyrgi. Visto che nei siti “istituzionali” non trovavo ciò che cercavo, ho dato un’occhiata ai libri.

Diciamo che il Castello è un buon punto di partenza. Questo comincia ad essere costruito, nel IX° secolo, all’epoca della minaccia sarecena. A quei tempi non avevamo ancora un castello, ma una torre di avvistamento che doveva servire per tutelare il litorale e la città di Roma.

Nel corso dei secoli nacque letteralmente attorno a questa torre un piccolo castello. Data la vicinanza con Roma, la storia di Santa Marinella si intreccerà con quella della Chiesa in questo periodo.
Nel 1518 il Papa Leone X° cede il territorio di Santa Marinella al principe di Macedonia Costantino Commeno. Successivamente il territorio tornerà alla Camera Apostolica che lo cederà nuovamente, questa volta all’Ospedale Santo Spirito.
La “svolta stilistica” la dà Papa Urbano VIII° Barberini, il quale impegnò molte risorse non solo per il porto di Civitavecchia, ma anche per il porticciolo di Santa Marinella: Barberini trasformerà finalmente il castello in un palazzo e farà costruire la villa sita di fronte al porticciolo. Siamo nella prima metà del 1600.

Dopo questo preambolo “papale” possiamo dire che la differenza, però la farà la fimiglia Odescalchi: il 12 gennaio 1887 il Principe Baldassarre acquisterà la tenuta di Santa Marinella. All’epoca si contavano solo 28 famiglie, per un totale di 162 persone, per lo più pastori. Il Principe aveva guardato oltre ed aveva visto le potenzialità turistiche del territorio: il suo scopo grande era quello di riunire nella tenuta di Santa Marinella persone di alto livello, nobili, artisti e colti per la “villeggiatura”. Ovviamente queste buone intenzioni, dopo più di un secolo, sono state lautamente disattese…
Nel 1889 la casata romana Sacchetti arriva a Santa Marinella ed acquista il 2 agosto per 25.000 Lire dal Principe Odescalchi, la grande villa che si trova di fronte al porto e che prima veniva utilizzata dagli Odescalchi come casa della posta ed Osteria.

Nel 1900, quindi cominciano ad essere gettate le basi per Santa Marinella come città, anche se si tratta pur sempre solamente di un promontorio con pochi pastori.

Addirittura il progetto è così ambizioso, che Baldassarre nel 1904 decide di fare un viaggio negli Stati Uniti per studiarne la struttura cittadina. Ritornato a Santa Marinella, e avendo come ospite Garibaldi, pare che ne abbia tracciato insieme il piano regolatore e con esso la struttura delle strade, creando un reticolato di larghe vie, fra cui l’asse principale era l’attuale via Flaminia Odescalchi. Probabile che il piano regolatore di allora fosse più coerente di quello attuale… Sempre che ora esista qualcosa definibile piano regolatore. A questo punto il Principe decide di vendere i lotti con una clausola: entro un anno doveva sorgere sul terreno un villino, ovverosia una casa con giardino adibita alla villeggiatura.

Nel 1909 il Principe Baldassarre dona Santa Marinella alla figlia Flaminia, la quale ebbe cura di proseguire l’opera del padre. Cominciò innanzitutto col donare alle Suore Figlie di Nostro Signore al Monte Calvario, chiamate a formare l’educazione dei bambini residenti, il terreno su cui sorge attualmente il loro istituto. In secondo luogo, assegnò nel 1922 agli ex combattenti i 54 lotti fra la ferrovia e via delle Colonie, che allora erano affittati all’Università Agraria di Civitavecchia. Fra i beneficiari di questa donazione abbiamo Giovanni Vasta, figlio di Domenico Vasta, il quale si era già trasferito nel 1890 da Tolfa a Santa Marinella come fattore per il Principe Baldassarre, e che si costruisce casa e comincia a coltivare fiori: da qua comincerà la sua azienda di floricoltura.
È proprio intorno agli anni ‘20 che molte famiglie cominciano a dedicarsi alla floricoltura, anche se alcune come i Meloni e i Latini di Roma, e i Bo di San Remo hanno iniziato questa attività già dal 1912. Precedentemente, vi erano unicamente pastori e pescatori che provenivano dalla Campania, i quali non si fermavano subito in pianta stabile. Successivamente con i lavori per la ferrovia e per la stazione di Santa Marinella e poi con le azzunzioni al Cementificio Cerrano (ovverosia quello che ora viene chiamato “ex-Cementificio” e che, credo, si attenda solo che cada a pezzi, per costruirci magari delle orripilanti palazzine), arrivarono altre famiglie provenienti dalle Marche, dall’Umbria, dalla Campania, da Tolfa e dal Frosinate nel corso degli anni successivi, le quali cominciarono anche esse a coltivare fiori per il mercato di Roma.
L’agricoltura in generale comincia ad assumere un ruolo decisivo nell’economia del territorio che sarà sempre caratterizzato da un clima mite. Fra gli anni ‘20 e gli anni ‘30 Ferdinando Morani, prendendo in affitto le terre del Santo Spirito, crea nelle campagne di Santa Severa una azienda agricola di concezione innovativa per l’epoca, in cui è forte l’utilizzo di macchine agricole moderne e la selezione di piante ed animali. Il castello di Santa Severa diventa il vero centro di questa azienda e comunità agricola. L’attività del Morani è solo una delle tante attività agricole oramai dimenticate e che, invece, sarebbero dovute essere incentivate e non trattate con estrema ignoranza ed indifferenza.

Negli anni ‘30 normalmente erano le signore che si recavano ogni mattina al mercato di Via Urbana per vendere fiori a Roma, mentre i mariti rimanevano a coltivare.
Nel medesimo periodo Guglielmo Marconi, dopo aver conosciuto proprio a Villa Sacchetti quella che poi sarà la sua seconda moglie, ovvero la Marchesa Cristina Bezzi Scala, decide di proseguire i suoi studi e le sue ricerche dal 1930 al 1937 fra Capo Linaro e Torre Chiaruccia. Gli anni ‘30, quindi, nonostante l’oscuro periodo politico nazionale, sono anni che vedono Santa Marinella emergere e stagliarsi nel territorio. Lo stesso Guglielmo Marconi, si può dire che non è sufficientemente ricordato come figura importante (chissà quanti sanno perché il Lungo Mare Guglielmo Marconi si chiami così) per la città e le stesse “Giornate Marconiane” che dovrebbero celebrare l’illustre personaggio in realtà passano in sordina.

Intanto continuano ad arrivare famiglie che fondano aziende per la coltura dei fiori per il mercato romano: questo tipo di mestiere decisamente faticoso, rendeva bene e rendeva sempre e rappresentava il tentativo di riscatto dalla povertà di molte famiglie che intraprendevano questo genere di attività Fra le “new entry” c’erano anche la famiglia Pizzo nel 1939: Vittorio Pizzo è una figura molto importante per la produzione Santamarinellese, in quanto ibridatore operante nella Stazione Sperimentale per la Floricoltura, nata a San Remo nel 1925. La produzione di garofani detti “comuni” andava per la maggiore e era la più richiesta dalla città di Roma, ma Santa Marinella cercherà di rinnovarsi semplicemente acquistando nuovi ibridi proprio da San Remo. Questo già poteva essere un “biglietto da visita”: la troppa sicurezza non ha spinto a migliorarsi già all’epoca.

Santa Marinella, nonostante guerre e fascismo, cresce economicamente, grazie alle fiorenti attività: Santa Marinella sarà seconda solo alla città Ligure per il mercato fiorifero. Dal punto di vista culturale per via dei contributi dei personaggi di spicco che si innamorano del territorio, Santa Marinella comincia ad affermarsi come meta turistica di élite in accordo con il progetto originario.
Infatti negli anni ‘40 Antonio Caparotti detto “Toto” apre l’elegante locale Toto Bar dotato di biliardo, con tanto di terrazza panoramica e per il periodo estivo di pista da ballo. Il locale diventò meta attrattiva di un turismo di élite, così come era nei progetti iniziali del Principe Odescalchi: i clienti di Toto erano del calibro di Beatrice d’Olanda, di Farouk e Narrman di Egitto, del Re di Afghanistan, di Pietro Nenni. Ovviamente, anche il “Toto Bar” non è durato fino ai giorni nostri: non ha retto al cambio di gestione degenerando. Ridotto di dimensioni, senza più la terrazza, senza più personaggi altamente famosi che ne varcassero la soglia.
Ma non solo l’ex-Toto Bar ha fatto una triste fine. Santa Marinella una volta era frequentata da attori, cantanti, regnanti, politici, scrittori ed artisti di ogni genere. Si possono citare Bulgari, Anna Fougez, Silvana Pampanini, i Rebecchini, il Principe Marco Antonio Pacelli: tutti questi pezzi da novanta spesso facevano costruire una villa per il loro soggiorno. Le loro ville sono rimaste, ma d’estate la ex-Perla del Tirreno (gira voce che la fascia da Miss se la sia aggiudicata oramai Talamone, sempre che a qualcuno interessi…) ospita tutt’altro genere di persone.

Purtroppo, c’è da dirlo, la città non ha visto sempre rose e fiori e proprio il 7 settembre 1943 subisce un primo bombardamento dalla RAF. Il 18 gennaio 1944, Santa Marinella è costretta a subirne un secondo: non solo le ville, come il villino Fabrizi e il villino De Angelis subiscono gravi danni, ma quel che è peggio che anche i raccolti di molti fiorai va perduto: la floricoltura registra una prima battuta di arresto, in quanto risulta difficile anche recarsi a Roma per la vendita, anche perché, tentare di recarsi nella capitale, significava rischiare la vita, come successe ad alcuni floricoltori.
Finalmente nel 1946 la coltura dei fiori riprende (anche perchè dopo la Seconda Guerra Mondiale il Cementificio Cerrano chiude e molti suoi lavoranti si dedicano ai fiori) e con essa anche il desiderio di indipenza della comunità di Santa Marinella, la quale risultava sotto al comune di Civitavecchia. Azzardo l’ipotesi che proprio dal momento in cui Santa Marinella è divenuta comune a sé stante, sia iniziato il suo lento declino.
Fra i fautori di questa “scissione” ci stava il reduce di guerra Giuseppe Bomboi e l’avvocato Carlo D’Amelio: il 31 dicembre 1949 nasce il comune di Santa Marinella, che avrà come primo sindaco Bruno Zampa. Sempre nel 1949 viene fondata l’associazione “Pro Santa Marinella”, una organizzazione creata dagli stessi villeggianti (stranamente non dai locali) allo scopo di promuovere la città che si affaccia sul Tirreno. L’associazione darà il via alla splendida Festa del Fiore, durante la quale i floricoltori realizzavano e facevano sfilare carri completamente ricoperti di fiori. La festa durerà fino agli anni ‘60, ovvero fino alla nascita dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, di nuovo capitanata dall’avvocato D’Amelio.

Intanto negli anni ‘50 prosegue per fortuna il turismo di élite: famiglie importanti come gli Scandale, gli Sciarra, i Borruso, gli Staderini e i Branca costruiscono e vivono nelle ville con giardino. Gli alberghi della famiglia Grimaldi (Le Najadi e Le Palme) accoglieranno personaggi come il già citato Re Farouk, Luigi Pirandello, Trilussa, Vittorio Gassman, Giorgio Bassani, Mario Soldati, e poi ancora Alberto Sordi, Gina Lollobrigida ed Esther Williams. Direttamente di fronte all’esclusivo Toto Bar viene costruito l’Hotel Cristallo, che poi diventerà Hotel Titanus in riferimento alla collaborazione fra il gestore e l’omonima casa cinematografica e che ora è semplicemente un condominio che ha di fronte a sé un piccolo bar (l’unico residuo grazioso del Toto Bar) e un triste e decadente pub. Oramai Santa Marinella diventa una città di villeggiatura per il cinema, si registrano le presenze di Totò, Anna Magnani, della famiglia Rossellini, di Nanni Loy e addirittura di Ingrid Bergman la quale abiterà una villa sul mare all’ingresso a sud di Santa Marinella. Tutto questo ormai fa parte del passato.

La floricoltura Santamarinellese esplode negli anni a cavallo fra il 1950 e gli anni ‘60 e proprio in questo periodo raggiungerà l’apice, nonostante nel 1962 la costruzione dell’autostrada vedrà l’esproprio di ettari ed ettari di terreni coltivati, e nonostante nel 1963 ci sarà l’ennesima gelata che passerà la protezione delle serre stesse. Addirittura al posto dell’attuale Liceo Scientifico Galileo Galilei, si trova una Scula di Floricoltura. In questi anni, però, termina la rassegna della Festa del Fiore, che chiude, come già detto, proprio in coincidenza con l’apertura dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo diretta dal conte avvocato Carlo D’Amelio nel 1962, da quale darà invece il via al Concorso Ippico sul campo sportivo in Via delle Colonie che vedrà addirittura ospiti anche i fratelli D’Inzeo.

Tutto il resto è una storia di tutto ciò che va a degenerare: floricoltori che lavorano di meno, serre che vengono abbattute, cambi generazionali, orribili case che spuntano come l’acne sulla faccia di un adolescente. A Santa Marinella si costruisce e la floricoltura viene letteralmente dimenticata. Non so quanti sappiano che gran luogo fosse prima questa città. I villeggianti in passato sono stati percepiti solo come eccentrici e fastidiosi, ma sono stati l’unica fonte diretta di sostentamento: durante l’anno acquistavano i fiori di produzione Santamarinellese, d’estate il soggiorno di villeggiatura. La Pro-Loco non fu neppure invenzione locale e la manifestazione vincente che faceva accorrere ospiti e celebrava la particolarità di Santa Marinella - ovvero i fiori - è stata fatta morire.
Sono state scelte soluzioni forse più furbe. Non si dica che si è puntato al turismo a discapito dei fiori: questo non è turismo. Si dica che si è puntato all’ignoranza nella convinzione di sicuri guadagni a discapito di fiori e turismo vero: in una sola frase, a discapito della cultura.

Francesca Lippi


6 commenti »

  1. Complimenti!
    Ho passato la mia tarda infanzia e soprattutto gli anni della mia adolescenza in una villa di via Fabio Filzi (n.9) sul mare a Capolinaro. Purtroppo non ho bei ricordi di quei tempi. S. Marinella offriva ben poco.un solo cinema! dei bar scalcinati…..
    mio padre lavorava nel cinema quindi ai quei tempi era d’obbligo avere una residenza li. Ricordo altre persone meno note al pubblico come Mario Craveri (7 nastri d’argento per la fotografia), Anna Moffo la celebre cantante lirica in una villa sul mare prima della califfa e ovviamente ricordo Loy.Sapresti indicarmi la villa della Fougez?
    Ciao
    Maria

    Commento di maria.gras — 16 Luglio 2008 @ 08:56

  2. pensa che ora non ci sta nemmeno più quell’unico cinema a parte d’estate che ci sta l’Arena Lucciola… ci si sono messi d’impegno ad eliminare qualsiasi cosa che smuovesse il turismo, però FORSE si sta muovendo qualcosa, insomma: mi pare che siano cambiate certe idee. noi stiamo qua ancora un po’ a guardare. Non credo che si riuscirà mai a raggiungere i fasti di quei tempi. Sono rimasti dei discendenti degli Sciarra, per esempio, che hanno ben chiari quali siano i metodi per ripristinare un certo tipo di turismo a Santa Marinella, ma si pensa bene di non ascoltarlo: peccato. Speriamo che Santa Marinella prosegua nello spirito che ha caratterizzato questa estate, anzi, che vada 100 volte anche meglio.

    Commento di druida — 18 Luglio 2008 @ 20:30

  3. Ciao Druida
    Complimenti per la storia di S.Marinella. Veramente completa e ben fatta. Innanzitutto la storia prima degli Odescaclhi che non sapevo neanche io. Poi dimostri una conoscenza delle famiglie storiche di Santa veramente incredibile. Penso che se conscevi mia nonna (che è stata la maestra di Santa) ci facevi della chiacchiere infinite :-). Non faccio parte dei cognomi illustri, sicuramente, pero’ ho una villa li’, e sono assolutamente d’accordo sulla stranezza delle scelte dell’amministrazione. Se ti va, sentiamoci in email.
    Ti volevo anche chiedere una cosa per il post.

    Commento di Luciano Giustini — 28 Luglio 2008 @ 13:25

  4. Non è mia bravura di ricerca: è bravura di due professoresse di Santa Marinella. Una in particolare è la Professoressa Paola Rocchi e in secondo luogo la Professoressa Giacomelli. La prima ha steso un libro riportando la storia dei fiorai; la seconda ha curato un testo fotografico. Unendoli e seguendo informazioni online si è potuto fare un primo abbozzo di analisi come questo che vedi. Poi ci ho aggiunto i racconti di alcune persone “Classe ‘40-’45″ ed ecco fatto. Io mi auguro che i Santamarinellesi ritornino ad avere l’orgoglio di una volta. Perché la zona merita.

    Commento di druida — 28 Luglio 2008 @ 18:38

  5. si vede che non sei nata a santa marinella…………

    Commento di ben — 18 Agosto 2008 @ 01:27

  6. Si vede? Ok. Alla prossima Ben.

    Commento di druida — 18 Agosto 2008 @ 20:06

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