<La morte “grigia” della borghesia>
Disprezzata dagl’intellettuali, detestata dai marxisti, la classe media sta sprofondando nella palude sociale, fino alle soglie dell’esclusione. Però in questa decadenza dei “poveri penultimi” cade il sogno della mobilità sociale
di Francesca Lippi per Il Domenicale
«Distratta, indolente, prudente, la nostra borghesia ama i suoi figli viziati e ribelli». Con queste caustiche parole Leo Longanesi tratteggiava la sua concezione della categoria sociale simbolo della società capitalistica. Del resto la classe media sembra aver sempre avuto una connotazione negativa: piccina, mediocre e perbenista, risultava pessima sia che la si osservasse con sdegno dall’alto, sia che la si guardasse con invidia dal basso. Nell’orizzonte della lotta di classe, poi, è stata vista come piena di colpe e continuamente additata come priva di morale e portatrice di disvalori o, peggio, di quei falsi valori che provocavano «rabbia, pena, schifo o malinconia» in cantautori come Claudio Lolli, speranzoso che il vento un giorno la spazzasse via.










La morte “grigia” della borghesia…
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http://www.mascellaro.it/node/34226
Commento di druida — 17 Giugno 2009 @ 11:43
http://www.lastampa.it/forum/Forum3.asp?chiuso=False&pg=1&IDmessaggio=8805&IDforum=197
Commento di druida — 17 Giugno 2009 @ 11:43
[...] Declamavano una spregiudicata indipendenza, questi letterati e creativi, dai valori della borghesia di cui non apprezzavano neppure la salute, per non parlare delle regole accademiche. Eppure, [...]
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